La nostra storia

Il convento dei Cappuccini Nuovi fu edificato a Narni, fuori di porta Ternana, in collina, a sinistra della Rocca, nella prima metà del XVII secolo. Più precisamente, fu fondato nel 1603 da fra Girolamo Mutini Narnese, predicatore apostolico, il quale molto si adoperò per la realizzazione di questo convento dei Cappuccini del luogo nuovo (poi detti Cappuccini Nuovi). Infatti il vecchio convento (poi detto dei Cappuccini Vecchi) era situato ben più lontano e risultava molto scomodo ai frati per recarsi Narni; altro motivo fu la comodità di attingere acqua, soprattutto per irrigare, dall’acquedotto della Formina, di epoca romana, ubicato nei pressi e di cui ancora oggi si possono vedere alcuni tratti.

Il muro di cinta del 1615, ancora oggi presente e che racchiudeva parte dell’acquedotto, fu a lungo motivo di contrasti; fu necessario, infatti, lasciare un passaggio per dare la possibilità di attingere acqua e la presenza di estranei e soprattutto di donne contraddiceva la clausura e disturbava la meditazione dei frati. La consacrazione della chiesa, infine, avvenne il 6 maggio 1663, a sessant’anni dalla fondazione, per mano del Vescovo di Narni Raimondo Castelli.

Il convento rimase in attività per un paio di secoli, poi, passando per alterne vicende, si arrivò alla soppressione nel 1860. Successivamente fu acquisito dal Comune e dopo varie ipotesi di utilizzo, fu venduto all’onorevole Francesco Paternostro, deputato al Parlamento Nazionale. Da questi fu trasformato in sala di conversazione e di ballo e ad abitazione. Nuovo acquirente fu, nel 1895, l’ingegnere romano Edoardo Martinori, il quale operò una più significativa trasformazione. Questi, personaggio eclettico, utilizzò molte sovrastrutture in stile moresco, creando quella tipicità che ancora oggi rimane. Sistemò i molti oggetti e cimeli, che riportava dai frequenti viaggi in oriente, nelle sale, creando una sorta di abitazione-museo. All’esterno costruì una torre a mo’ di minareto; inserì in giardino un laghetto con al centro una guglia di travertino poggiata su quattro sfere di ferro. Divenne così “Villa Martinori”. In epoca più recente, passando ancora di mano, l’edificio fu adibito a struttura ricettiva con la denominazione di Hotel Ristorante Minareto.

Il restauro conservativo

Noi de “Il Chiostro Srl”, attuale proprietario, abbiamo rilevato il complesso dopo un ulteriore periodo di abbandono. Ci siamo accorti che la contraddizione, tra i vari elementi decorativi e la struttura originaria, era solo apparente, ma che in realtà rappresentava il vero fascino di questo luogo, capace di far convivere al tempo stesso sacro e profano. Abbiamo, quindi, provveduto ad operare un accurato restauro delle strutture, valorizzando tutto ciò che aveva lasciato traccia nelle varie epoche e nei vari stili. Abbiamo riscoperto e integrato materiali antichi: la pietra, la terracotta, la ceramica, il ferro, materiali che, trasformati da abili artigiani, sono tornati a vivere una nuova vita. Il risultato è stato quello di far rinascere un luogo al di fuori del tempo, dove le emozioni si fondono insieme a passato e futuro. L’ambiente, raffinato ed elegante ma anche sobrio e riservato ha una caratteristica particolare: essere unico ed irripetibile. E’ prevista la realizzazione di ulteriori costruzioni che andranno ad ampliare la struttura in modo da dotarla di un centro benessere e di un maggior numero di stanze. Questa nuova ala verrà immersa nel bosco di alberi ad alto fusto che è annesso alla proprietà e che si estende per 4 ettari e nel quale si potranno svolgere diverse attività sportive in un contesto naturalistico.

web agency: Gubbernet.com